Domenica 17 maggio • Domenica dopo l'Ascensione

Quante volte ci ritroviamo nel cammino a essere come i discepoli di Emmaus? Camminiamo sulle strade della nostra vita pieni di preoccupazioni e delusioni, non siamo più capaci di fermarci, anzi una sosta diventa poi occasione di tensione e nervosismo, concludendo la giornata con una stanchezza inimmaginabile. Eppure, nonostante la nostra lontananza e fratture nei nostri legami, il Risorto continua a camminare con noi.


Continua a camminare per ravvivare la Parola, perché il nostro agire non sia solo fisico, ma sia un agire dei sensi illuminato dallo Spirito. C’è molto di più di fisicità e razionalità in noi: c’è un modo di vedere le cose con il cuore che è unico in ciascuno di noi nel momento in cui noi accogliamo lo Spirito del Risorto, nel momento in cui lasciamo che Lui ci guidi a vedere le cose come Lui.


Continua a spezzare il pane, ad aprirci gli occhi su quella sua presenza che non si rivela solo in un gesto familiare, tipico del padre di famiglia, ma si rivela per sempre in un desiderio che il Signore ha: che nel gesto più familiare di sempre si riveli la sua presenza amica e sincera, affettuosa, capace non solo di accompagnare nel cammino, non solo capace di riscaldare il cuore, ma anche capace di rialzarci, di non farci star fermi e immobili, ma chiamati a una vera e autentica missione, la missione di dire che Lui è veramente Risorto, che Lui vive!


La fedeltà del Risorto si traduce per noi nella fedeltà a costruire una autentica fraternità: com’è dolce che i fratelli vivano insieme. Costruire la fraternità vuol dire essere capaci di lasciar da parte ogni tensione, di saper indirizzare il cuore alla vera sorgente della vita, Gesù. Le azioni del brano dei discepoli di Emmaus sono le azioni quotidiane e settimanali della vita del cristiano: abbiamo bisogno di soste dove la nostra polemica lasci spazio a una riflessione più profonda, abbiamo bisogno di piccoli cenacoli per nutrirci di vita e, tra questi, dell’eucarestia. Nella fedeltà alla sua missione, Gesù ci esorta a costruire e a cercare sempre quel modo di essere fratelli che non si perde in problemi vuoti e che sa affrontare le sfide del tempo con coraggio, con perseveranza e custodendo la bellezza di quei legami che danno vita, come la rugiada che è segno di rinascita.


Perseveranza e concordia sono le ante di quella finestra che si deve aprire ogni giorno in noi, perchè tutti, sopratutto coloro che non hanno incontrato Cristo, lo possano incontrare in noi e attraverso noi, nei gesti prima che nelle parole, in parole di vita che riscaldano il cuore e che invitano a a vivere la vita come missione.


La Parola spezzata diventa quindi oggi non solo una sosta, ma un invito a essere noi capaci di quella trasparenza che nasce dal custodire il legame con Gesù e in Lui il legame fraterno. Custodire per vivere, custodire per credere, custodire per essere discepoli. Un desiderio, una realtà, una certezza: Lui non dissimula, Lui non finge, Lui cammina con noi, per sempre e in noi; nella nostra testimonianza, desidera risplendere, desidera vivere, desidera che noi siamo in verità il suo corpo, unito, libero lieto, in Lui per sempre.

Guidati dallo Spirito

Domenica 10 maggio 2026 • VI Domenica di Pasqua

Don Matteo riflette sulla prepotenza che segna il mondo e contrappone ad essa lo stile di chi segue Cristo: uno stile di pace, fiducia e verità. Pietro e Giovanni, davanti al sinedrio, testimoniano la forza di chi si sente guidato da Dio e non dominato dalla paura. Il Vangelo richiama il dono della pace autentica, fondata su vicinanza, misericordia e ascolto dello Spirito Santo, che continua a rendere nuova la vita dell’uomo e a richiamarlo alla sua vocazione più profonda.