Domenica 10 maggio 2026 • VI Domenica di Pasqua

Siamo abituati oramai a vedere e a sentire della prepotenza. La prepotenza dei potenti, la prepotenza di voler dominare legami e relazioni, fino a purtroppo dettare se una persona deve vivere o meno. Siamo circondati dalla prepotenza che invita a rispondere con i suoi toni, le sue modalità, le sue parole.


La Parola di questa domenica, invece, ci dice lo stile di chi sta con Gesù, di chi segue Gesù. E lo vediamo nel modo con la quale Pietro e Giovanni stanno davanti al sinedrio, davanti a quell’uomo che avevano guarito. Sono in pace, non sulle difese. C’è una certezza che vivono, che Cristo li sta accompagnando cin questo passo, nei gesti che compiono, non si sentono minoranza, non si sentono attaccati, si sentono veri, giusti, perché stanno compiendo la volontà di Dio.


La volontà di Dio è quella che la Parola del Vangelo ci ha riproposto: Vi lascio la pace, vi do la pace, non come la da il mondo, io la do a voi. Al linguaggio oscuro del mondo, Gesù ha sempre dato in tutto il suo ministero il linguaggio autentico della pace, che è vicinanza, tenerezza, misericordia, è il guardare come il Padre è sempre accanto a noi. Questo linguaggio della pace, però, lo possiamo vivere solamente se siamo capaci noi di accogliere Dio nella nostra vita, nel nostro cammino, se siamo capaci veramente di lasciarci guidare dallo Spirito, di obbedire, cioè di metterci in ascolto dei veri gesti di amore. Lo Spirito mai smette di stupire lungo tutta la storia della Chiesa, mai smette di essere creativo, mai smette di abitare il tempo dell’uomo con novità che richiamano l’uomo alla sua prima e santa vocazione: tu sei amato, tu non sei da solo. Accogliere lo Spirito vuol dire accogliere la pace, vuol dire accogliere la bontà e la tenerezza del volto del Padre che si è pienamente rivelato in Cristo.


L’uomo guidato dallo Spirito, guidato in tutta la sua esistenza da questo respiro divino sarà sempre un uomo della pace che crea pace, che crea stupore, meraviglia, che desta le coscienze e i cuori alla brezza della verità, della verità dell’essere uomini, della verità di essere chiamati a camminare insieme. Questo sia l’atteggiamento che guidi i nostri passi e che guidi e orienti il nostro modo di essere discepoli in questa storia, in questo tempo che ricerca la vera pace, il vero senso originale e unico di essere uomini.