“Io credo, Signore”

Professioni di fede

La fede del cieco nato


La fede è lo sguardo della coscienza che riconosce nell’uomo Gesù il Signore.
La via lunga che Gesù sceglie, prendendo tempo perché il cieco arrivi a credere, è fatta di
tanti passi, rispetta l’incertezza di chi avanza come a tentoni.
Per dire l’apertura degli occhi con un gesto quasi magico, ci sono poche parole. Invece
è registrato con cura il percorso successivo che conduce il cieco non più tale a riconoscere il
suo guaritore e dichiarare la sua fede in lui.
Anche qui Giovanni descrive la guarigione come un segno, un gesto che non si esaurisce col miracolo, ma conduce ad aprire all’uomo Gesù l’intera esistenza, alla fede in Lui.
Il conflitto tra la luce e le tenebre, tra fede e incredulità è una chiave per leggere il vangelo: “La luce brilla nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. A coloro che l’hanno accolta è
stato donato di diventare figli di Dio”.
La domanda dei discepoli è quella di molti di fronte alla malattia. La disabilità è conseguenza di un peccato? E’ difficile sradicare, anche oggi, questo pregiudizio che carica su
persone segnate da tanta sofferenza il peso di una colpa.
Gesù lo liquida insegnando che anche nella sofferenza risplende la gloria di Dio. Anche
nelle prove della vita si manifesta la benevolenza di Dio.
In breve nel racconto dell’apertura degli occhi viene coinvolto anche il cieco nella guarigione: alla piscina di Siloe (che vuol dire Inviato), non è l’acqua che guarisce, ma Gesù, l’Inviato
di Dio.
Poi Gesù scompare e il cieco guarito è solo alle prese con la sua nuova condizione che
suscita contestazioni e polemiche.
E proprio le contestazioni lo conducono ad interrogarsi sul suo guaritore.
Alla fine riconoscerà Gesù proprio grazie a quanti hanno tentato, invano, di negare la sua
guarigione.
Il cammino di fede può avanzare anche grazie alle obiezioni,
ai dubbi. Ma il cieco non si arrende, anche quando
i suoi genitori, impauriti, lo lasciano solo. Cresce in lui
la consapevolezza del gesto che l’ha guarito e quindi
la certezza che quell’uomo forse è un profeta, certamente
è da Dio, ha con Dio una singolare relazione, è il Messia.
Finalmente gettandosi ai suoi piedi lo riconosce per quello che è. Adesso non solo i suoi
occhi vedono la luce del sole, ma in lui si è aperto uno sguardo che riconosce nell’uomo
Gesù il Signore.
 

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