Domenica 13 settembre 2026 • III Domenica dopo il Martirio

Davanti al Vangelo che abbiamo appena ascoltato c’è sempre stupore di fronte alla reazione di Gesù. Nonostante la risposta giusta di Pietro, Gesù reagisce dando una indicazione severa. Perché questo?


La motivazione la possiamo già trovare nei versetti precedenti. Tante possono essere le interpretazioni della figura di Gesù: un profeta, un uomo che inaugura un nuovo tempo,… fino ad arrivare a quella del messia potente, immagine che abita il cuore di Pietro e dei discepoli, un messia che parte dai poveri e umili per restaurare il vero Israele.


E invece Gesù smentisce questa immagine di Dio e tutte le immagini che l’uomo si può fare di Dio, come vediamo ancora oggi. Il Dio di Gesù Cristo non è un politico, non è un vincitore trionfante, ma è l’uomo della croce e della risurrezione, è Colui cioè che si fa carico e presenza viva non di un tempo storico determinato, ma della vita dell’uomo.


Le nostre vite attraversano sempre momenti di discesa e di salita, momenti dove riguardiamo alla nostra esistenza. Pensiamo solamente alle nostre abitudini: quante volte sono cambiate in noi, volete per momenti belli, volete invece per momenti di prova. Eppure c’è sempre una strada che si apre, alcune volte pianeggiante, altre volte piena di curve e in salita. Gesù è il Cristo non perché esaudisce e risponde a tutte le nostre esigenze. Gesù è il Cristo perché accoglie in sé e nella sua divinità tutti gli aspetti della nostra umanità, richiamandoci sempre a quella gloria che è insita in ciascuno di noi. Curve e difficoltà non definiscono chi siamo noi, nemmeno i nostri errori, ma è sempre la risposta che noi diamo alla Vita che definisce chi siamo. Alcune volte peccatori che sbagliano, altre volte discepoli in cammino, ma comunque sempre davanti agli occhi di Dio figli amati.


Questo aspetto ce lo ricorda Paolo nella sua lettera a Timoteo. E’ nello sguardo misericordioso di Gesù che Paolo rilegge la sua storia, i suoi errori per ignoranza, costati anche la vita a tanti fratelli. E nonostante tutto questo Gesù rende Paolo strumento e testimonianza della misericordia del Padre. Qui rileggo la forza delle testimonianze dei ragazzi carcerati o malati che in diverse situazioni hanno incontrato i nostri giovani e ragazzi. Sono questi fratelli discepoli di speranza, discepoli cioè che testimoniano come tutti, anche i più lontani, possono incontrare Cristo, la sua salvezza che trasforma la croce in un grande atto di amore e di risurrezione.


Ecco allora chi è Pietro e chi sono i discepoli di ieri e di oggi: sono strumenti poveri e semplici, testimoni del vero volto di Cristo. Testimoni, non sostituti, uomini e donne chiamati ad accendere la scintilla della fede in coloro che sono in ricerca del volto di Cristo. La fede è un atto personale, ma può essere vivo se siamo noi capaci di rimanere a contemplare e testimonia il vero volto di Colui che è capo e guida della Chiesa, senso della sua missione di incontro con l’umanità intera: Gesù.


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