Dalla proposta pastorale dell'Arcivescovo Delpini

Il servizio educativo nelle comunità è accompagnamento vocazionale. Coloro che si prestano per l’opera educativa della comunità educante, in tutti i suoi aspetti, meritano la gratitudine di tutti, anche della società civile, anche delle famiglie estranee alla comunità: la comunità cristiana è disponibile ad accogliere e ad aiutare tutti! Il Signore sia il premio e la consolazione di tutti i preti, gli educatori, i catechisti, gli animatori, i direttori di coro, i promotori culturali, i dirigenti sportivi: è un’opera immensa e meravigliosa.


L’opera educativa per i giovani non ha lo scopo impossibile di trattenerli nella giovinezza, ma di accompagnarli a diventare adulti nella fede, corresponsabili della missione in una Chiesa sinodale. Perciò un criterio per valutare l’impegno educativo e per decidere proposte e iniziative deve essere il servizio che si rende a ciascuno perché traduca la sua vocazione battesimale in una scelta di vita.


In particolare, i preti e in genere gli educatori sanno che a questo scopo è necessario conoscere e accompagnare personalmente ciascuno. Il ridursi del numero dei sacerdoti impone un impegno di tutta la comunità per consentire ai preti di fare il prete, e di garantire alla comunità i servizi di cui ha bisogno con la partecipazione corresponsabile di adulti disponibili.


La dimensione vocazionale di tutta la pastorale diocesana è come svanita nel generico e anche la preghiera per le vocazioni diventa un puntiglio di pochi, invece che una invocazione di tutti.


Ritengo necessario che non si perda occasione per proporre scelte di vita coerenti con il Vangelo e con la missione della Chiesa, accompagnando nel discernimento con lo stile rispettoso e incoraggiante che, per quello che può, imita il Signore: «Ecco: sto alla porta e busso…» (Ap 3,20).


(Da M. Delpini, Che allegria c’è? Di che godono tutti costoro? pg 44-46)


Foto di copertina realizzata con supporto AI