Domenica 21 giugno 2026 • IV Domenica dopo Pentecoste

Da che cosa ci lasciamo guidare? La domanda sorge dopo la lettura di questa Parola in questa IV domenica dopo Pentecoste. Il nostro tempo è segnato da tante testimonianze diverse. Alla ribalta abbiamo le testimonianze di male, di possesso, di capacità di controllo degli altri per farli deviare verso il male. Lo vediamo nei giovani, lo vediamo in noi adulti, lo vediamo anche negli anziani. Quanti poteri maligni guidano le nostre esistenze? Dall’essere come gli altri, se no non mi accettano nel gruppo, al potere malefico del commercio di sostanze o mezzi illeciti, dal controllo che la tecnologia ha su di noi, sui nostri interessi, fino a portarci al male.


Abbiamo tante possibilità, spetta a noi scegliere cosa e come vogliamo vivere. Questo penso sia il messaggio che la Parola ci dona oggi. Possiamo scegliere e la Parola ci mostra un’altra via, quella del bene.


Il bene che desidera Dio, che non tollera che la sua creatura muoia nella violenza e nel non rispetto reciproco del disegno profondo che ha per lei. Il segno del diluvio non dice la cattiveria di Dio, dice invece la serietà di un Padre che non accetta il male dei figli. E’ una lettura quella di Genesi che domanda a noi genitori e adulti se veramente siamo interessati della vita dei nostri figli. Molte volte per evitare problemi o peggio ferite anche di orgoglio e personali, preferiamo rifiutare o iniziare a dare la colpa agli altri. Lo vediamo negli interventi educativi dei docenti o di altre figure educative: la colpa è alla fine loro, quindi rifiutiamo o peggio violentiamo tali figure. Non bisogna generalizzare, però è la foto del nostro tempo.


Il bene che desidera l’uomo, l’uomo che si fida dello Spirito, l’uomo che legge la sua vita non come una landa di piaceri da vivere senza una direzione, ma come invece una strada che apre sempre a nuove possibilità, sapendo che la nostra vita non può fare meno degli altri e vivere con gli altri, ma non con gli altri che volgiamo noi, con tutti. E’ la testimonianza dei santi, tra cui San Luigi Gonzaga che oggi ricordiamo in questa domenica. Uomo borghese, Luigi già a sette anni rifiutò la formazione alle armi, inginocchiandosi, chiedendo perdono del male altrui. A dodici anni ricevette la comunione da San Carlo Borromeo, e a diciassette era già nelle file della Compagnia di Gesù, con l’arduo desiderio di essere per gli altri. Desiderio che si compì nel stare accanto a malati e appestati di Roma, vedendo in tanta sofferenza la strada di quella eternità che il Signore stava preparando per lui, fino al compimento della sua vita, a 23 anni.


Luigi ha desiderato questo: non un piacere, un momento, non una passione fugace. Ha desiderato un per sempre in quell’Amore che rinnova sempre la nostra vita con la gioia del Suo Spirito, ha desiderato un per sempre non per sé, ma con gli altri, con le ferite che il Signore metteva accanto a lui, insieme ai santi che lo hanno incontrato. Luigi è la testimonianza che a 17 anni e che da piccoli già si possono compiere azioni controcorrente, basta crederci e volerle. Basta desiderare forse un amore vero, un amore buono, un amore capace di amare. Perchè, ed è la domanda che ci facciamo, stiamo veramente vivendo di questo amore nel nostro modo di essere giovani, adulti, educatori, nonni? L’amore dello Spirito, l’amore di Cristo, l’Amore di Dio?


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