Una giornata di fede, gratitudine e comunione nel decimo anniversario della sua ordinazione presbiterale
Ci sono giornate che lasciano un segno particolare nel cuore di una comunità. Così è stato domenica 7 giugno, quando numerosi fedeli provenienti dalle parrocchie della Comunità Pastorale si sono ritrovati per celebrare il decimo anniversario di ordinazione sacerdotale di don Matteo, vicario della Pastorale Giovanile.
Una ricorrenza importante, vissuta non come semplice anniversario personale, ma come occasione per rendere grazie al Signore per il dono del sacerdozio e per il cammino condiviso in questi anni con giovani, famiglie, educatori e fedeli.
La festa ha preso avvio alle ore 10.30 con la Santa Messa solenne nella chiesa di Appiano, gremita di persone. Un'Eucaristia intensa e partecipata, nella quale la comunità ha elevato la propria preghiera di ringraziamento per il ministero di don Matteo e per la sua presenza tra i giovani e nelle molteplici realtà pastorali del territorio.
Durante la celebrazione si è svolto il momento di benedizione agli animatori degli oratori estivi. Un gesto semplice ma ricco di significato, che ogni anno segna l'inizio di un nuovo servizio educativo e testimonia il desiderio di tanti adolescenti di mettersi in gioco per gli altri. Un segno particolarmente caro a don Matteo, che nel suo ministero ha sempre posto al centro l'accompagnamento dei giovani e la valorizzazione delle loro energie e dei loro talenti.
Al termine della celebrazione, la festa è proseguita in oratorio con il pranzo comunitario e con i momenti di animazione domenicale. Tra sorrisi, incontri e condivisione, si è respirato un autentico clima di famiglia, espressione di una Chiesa viva che trova nella fraternità una delle sue manifestazioni più belle.
Nel segno dell'Eucaristia
La celebrazione dell'anniversario ha trovato il suo culmine spirituale nella serata.
Alle ore 20.45 la comunità si è ritrovata nuovamente in chiesa per un intenso momento di preghiera che ha introdotto la processione del Corpus Domini, vissuta a livello comunitario.
Il cammino dietro all'Eucaristia ha assunto quest'anno un significato ancora più profondo, intrecciando il mistero della presenza reale di Cristo con il rendimento di grazie per il ministero sacerdotale di don Matteo.
Lungo il percorso si sono alternati l'ascolto delle Sacre Scritture e alcune meditazioni tratte dall'omelia pronunciata dall'Arcivescovo Angelo Scola l'11 giugno 2016, giorno dell'ordinazione presbiterale di don Matteo. Parole che, a distanza di dieci anni, hanno aiutato la comunità a rileggere il cammino compiuto nella consapevolezza che ogni vocazione nasce da un'iniziativa di Dio e si alimenta nella fedeltà quotidiana.
«Quanto è bello essere chiamati»
Particolarmente intenso è stato il momento che ha preceduto la benedizione eucaristica, quando don Matteo ha rivolto alla comunità la sua riflessione.
Il filo rosso della sua omelia è stato quello della chiamata di Dio, una chiamata che raggiunge ogni persona nelle situazioni concrete della vita e che domanda una risposta fatta di fiducia, disponibilità e perseveranza.
Per raccontare questa verità, don Matteo ha condiviso la testimonianza di Francesca, una giovane animatrice diciassettenne gravemente ferita nell'incidente di Crans Montana. Ricoverata all'ospedale Niguarda di Milano e impegnata in un lungo percorso di cure e riabilitazione, Francesca ha chiesto di ricevere anche quest'anno la maglietta dell'oratorio estivo. Non potrà essere presente fisicamente tra i ragazzi, ma vivrà il suo servizio nella preghiera quotidiana, offrendo al Signore le sue forze e accompagnando spiritualmente i bambini e gli amici che parteciperanno all'esperienza estiva.
Una testimonianza che ha profondamente commosso i presenti e che è diventata immagine concreta di ciò che significa essere «chiamati da Dio».
«La stanchezza spirituale non si vince indietreggiando, ma si vince vivendo»,
ha ricordato don Matteo, invitando tutti a non chiudersi nelle proprie ferite o nelle proprie paure, ma a lasciarsi raggiungere dalla presenza di Dio che continua a camminare accanto all'uomo.
I chiamati da Dio, ha spiegato, sono coloro che imparano «l'arte del discepolo»: l'arte di ascoltare, accompagnare, fermarsi accanto agli altri e testimoniare con semplicità la propria fede. Sono uomini e donne che non si lasciano vincere dal lamento o dalla rassegnazione, ma accolgono il proprio «eccomi» come un dono da condividere e da far fruttificare.
Da questa consapevolezza nasce anche la vera identità della comunità cristiana: una realtà composta da voci, carismi e vocazioni differenti che trovano la loro unità non nelle idee personali, ma nell'incontro con Cristo.
Le parole conclusive dell'omelia hanno sintetizzato il significato profondo dell'intera giornata:
«Quanto è bello essere chiamati, quanto è bello essere vivi, quanto è bello essere una comunità incontrata e che sa lasciarsi incontrare da Cristo».
Al termine della processione è stato proiettato un filmato che ha ripercorso, attraverso fotografie e immagini significative, la storia personale e vocazionale di don Matteo. Dalle fotografie dell'infanzia e della giovinezza, passando per gli anni della formazione in seminario e i momenti più importanti del suo cammino verso il sacerdozio, il racconto è giunto fino al suo arrivo nella nostra Comunità Pastorale e ai tanti anni di ministero condivisi con giovani, famiglie e fedeli.
Un viaggio nella memoria che ha suscitato emozione, gratitudine e tanti ricordi, permettendo a tutti di rileggere il percorso umano e spirituale che ha condotto don Matteo fino a noi e facendo emergere, ancora una volta, la fedeltà del Signore nella sua storia.
La serata si è conclusa con il ringraziamento di don Matteo, che ha espresso la propria riconoscenza al Signore e a tutte le persone che hanno accompagnato il suo cammino sacerdotale: confratelli, collaboratori, educatori, famiglie, giovani e fedeli.
Così, nel segno dell'Eucaristia e della fraternità, si è chiusa una giornata che ha saputo unire festa e preghiera, memoria e speranza. Un anniversario che non ha celebrato soltanto un traguardo personale, ma la fedeltà di Dio che continua a chiamare e a operare nella storia attraverso il ministero dei suoi sacerdoti.
Dieci anni dopo quel "sì" pronunciato il giorno dell'ordinazione, la comunità ha potuto ancora una volta riconoscere quanto sia prezioso il dono di un sacerdote che cammina accanto al suo popolo e quanto sia bello, come ha ricordato don Matteo, lasciarsi incontrare da Cristo e vivere insieme la gioia della chiamata.