Domenica 7 giugno • Processione del Corpus Domini
Stamattina abbiamo consegnato la maglietta dell’animatore ai nostri ragazzi. C’è sempre un certo fascino nel ricevere questa maglietta, un certo desiderio. Non si sa perché, ma in estate capita sempre in tutti gli oratori questo desiderio, curiosità, voglia di stare insieme anzitutto e di mettersi in gioco. Questo desiderio ha attraversato anche la vita di Francesca, una diciassettenne che ogni estate partecipa all’oratorio estivo. Francesca, però, questa estate la passerà in un altro posto: all’ospedale Niguarda di Milano, dove sta subendo diverse cure dopo l’incidente di Crans Montana che ha lenito la maggior parte del suo corpo e dei suoi muscoli. E nel passaggio del diacono permanente dell’ospedale che Francesca hai chiesto se anche quest’anno poteva ricevere la maglietta dell’oratorio estivo. Tutti i giorni il diacono vive con lei un momento davanti all’eucarestia, con l’ascolto della Parola e la comunione. Francesca anche quest’anno sarà animatrice, lo sarà mettendo davanti al Signore le sue poche forze e pregando per i bambini e gli amici che vivranno l’esperienza dell’oratorio. Non sarà lontana, sarà vicina, perché Francesca come i suoi amici e come tutti noi è una “chiamata da Dio”.
I chiamati da Dio siamo noi, carissimi, che questa sera abbiamo vissuto questo gesto. Un gesto solenne, un gesto che tanti invitano a mettere da parte, perché non capito più dalla gente, oppure perché soffre dell’indifferenza. I chiamati da Dio, però, si comportano come il Maestro e come i primi apostoli, tra cui Barnaba, che ci ha accompagnato nei tratti del cammino. I chiamati da Dio non si rifugiano nei loro ambienti e nei loro sentimenti, buoni o cattivi, anche se subiranno magari calunnie, domande, offese. I “chiamati da Dio” sono coloro che ascoltano la voce del maestro e vivono l’arte del discepolo, che è l’arte di accompagnare, l’arte di ascoltare questo tempo, l’arte di fermarsi. Non nascondono la loro fede nel Dio vivo, non si nascondono dal suo desiderio di essere compagno e amico del nostro cammino. Basta nascondersi da questo Dio. Chi dice di non credere è perché molte volte parte da una ferita, da una chiusura interiore o da un periodo di stanchezza. La stanchezza spirituale non si vince indiettreggiando, ma si vince vivendo! Ce lo insegna Francesca, con il suo desiderio di essere animatrice anche quest’anno, ce lo insegnano tanti santi vicini a noi, ce lo insegnano anche alcune vostre storie!
I chiamati da Dio non sono lamentosi, non sono sconfitti, sono uomini e donne, giovani e vecchi che nella loro storia e nel loro tempo, sanno ascoltare la voce del Dio vivo, del Dio che non smette di amarci così, donando tutto sé stesso per noi! E vivono questa fedeltà alla vita accogliendo il loro eccomi come segno di un dono da non trattenere egoisticamente per sé, ma facendolo diventare un seme che genera e porta frutto. E il frutto vero è essere una comunità che con diverse voci, carismi, vocazioni portano non il loro pensiero personale, il loro io, ma Cristo, quel Signore che con la sua misericordia, con la sua vicinanza di amore hanno incontrato. Stasera noi ripartiamo da qui con questa certezza: quanto è bello essere chiamati, quanto è bello essere vivi, quanto è bello essere una comunità incontrata e che sa lasciarsi incontrare da Cristo. È con questa gioia dello Spirito Santo che vi imparto di cuore la benedizione del Signore.