La Prima Comunione dei bambini interpella la fede degli adulti e richiama tutta la comunità cristiana a essere testimonianza credibile del Vangelo.
Un dono d'amore unico e meraviglioso che sembra offerto sotto uno strato di fragilità e sotto il sigillo dello spreco: potrebbe essere questa l'angolatura dalla quale scorgere la reazione di qualche adulto, credenti e non, di fronte alla Prima Comunione che riceveranno i nostri bambini in queste domeniche del Tempo pasquale.
La fragilità farebbe riferimento alla loro tenera età che non permetterebbe – si pensa - una consapevolezza di fronte ad un dono così grande.
Lo spreco viene di conseguenza: la difficoltà di comprensione – si pensa -porterebbe a disperdere un simile dono, perché risucchiati dall'impossibilità di saper accogliere come cibo e bevanda di salvezza quanto la Chiesa consegna.
Ma la loro fragilità non è sinonimo di incoscienza e questo tipo di spreco non sta nella loro testa: anche se hanno certamente bisogno di farsi guidare e accompagnare sulla strada della crescita della fede, la loro Prima Comunione dovrebbe suscitare un'altra reazione. Dovrebbe, innanzitutto, sollecitare i papà e le mamme, la Comunità parrocchiale/pastorale e la grande famiglia della Chiesa, a stare sempre più svegli sul fronte della fede, della speranza e della carità. Ad essere, sulle strade del mondo, credibili e coerenti testimoni dell'Evangelo.
In questo modo anche i nostri piccoli, durante il loro crescere, saranno continuamente invitati e contenti di tornare alla S. Messa e di accostarsi a ricevere la Comunione. Se intuiscono e, soprattutto, vedono adulti convinti e convincenti nel fare la Comunione, si può continuare a sperare in un tempo di risposta qualitativa per quella decisiva sfida che è l'enorme fame di senso che continua a fibrillare sotto la pelle di tutta l'umanità.