Domenica 19 aprile 2026 • III Domenica di Pasqua
Ecco l’agnello di Dio! L’esclamazione del Battista è un grido anzitutto libero da ogni tentazione di trattenere i suoi discepoli, quelli che lo seguivano. Giovanni con libertà indica Gesù come il Dio che invece di chiedere sacrifici, dona tutto sé stesso per noi, per togliere il peccato del mondo, per cancellare ciò che deturpa da sempre l’uomo. Gesù libera la strada verso l’incontro con Dio con il suo donarsi, noi siamo chiamati a scegliere come e con chi soprattutto vivere questa strada. Giovanni prepara la liberazione della strada della vita, Gesù compie questa liberazione, noi siamo chiamati a scegliere se lasciarci prendere per mano dallo Spirito del Risorto o se continuare nel nostro egoismo e nella nostra indifferenza lo scorrere della nostra vita.
La provocazione forte viene anche dalla prima lettura. Notiamo come gli abitanti di Efeso che avevano ricevuto il battesimo di conversione del Battista, di fronte al dono che Paolo mette davanti non lo rifiutano. Guardiamo invece ad alcuni nostri modi di vivere la fede. Abbiamo un dono simile a quello che gli abitanti di Efeso e i primi cristiani hanno ricevuto, ma lo stiamo veramente usando a pieno? Molte volte rischiamo di banalizzare e accontentarci del minimo di quello che siamo. Quanti di noi usano lo strumento dello streaming per giustificare il non partecipare a messa? Un conto la sofferenza, la malattia, ma un conto il “fare la spunta” su una partecipazione che perde di sapore nella distanza dello strumento online Oppure quanti non vivono il sacramento della riconciliazione dicendo “è un sacramento dei peccati”, quando invece è una sosta, un tempo di riposo per leggere davanti a un legame vero con Dio e non fittizio nella nostra testa il bene che Dio ha seminato in me e quello che potevo cogliere? Quante volte escludiamo i malati dal vivere il sacramento degli infermi dicendo che rischiamo di dargli una angoscia in più, quando invece questo sacramento è della consolazione, è il portare l’olio dello Spirito e della preghiera della Comunità a una persona che non può partecipare più alla vita della comunità o desidera sentire la forza della comunità?
Molte volte noi non siamo come il Battista, peggio! Impediamo con la nostra falsa umanità l’azione vera dello Spirito del Risorto, lo Spirito che rialza, lo Spirito che dona vero gusto alla nostra libertà. Il nostro non avere fede non è per colpa di Dio, ma delle limitazioni che noi mettiamo davanti a Dio e dei non sensi con la quale impoveriamo la nostra umanità. Il non avere fede è un impoverimento educativo.
Lo vedo ad esempio nel come concepiamo l’azione sportiva. Allenatori che chiedono l’impossibile, addirittura allenatori che dicono ai nostri ragazzi di non mangiare perché così si può essere più prestanti, sei uno sfigato se vai in oratorio, se vivi la messa, se partecipi alla vita di fede… e potrei andare avanti. Non si vuole generalizzare, ma c’è una domanda da porsi in verità: stiamo veramente educando i ragazzi alla bellezza vera dello sport, alla bellezza vera del corpo? Oppure i ragazzi sono merce da mettere sul mercato e da sacrificare per altri interessi?
Questo è l’uomo che siamo diventati, e noi cosa vogliamo scegliere? Il sacrificio della libertà, illudendo che più abbiamo più siamo, oppure il gusto vero della libertà che passa dal riconoscere come la fede non è un togliere, ma un dare senso, il senso di quello Spirito del Risorto che dice: io sono con Te, io ti voglio bene, ti amo per quello che sei. Queste sono le parole dell’Eucarestia, questa è la nostra fede: non un’azione che abbatte, ma un’azione paterna e materna che accompagna nella Vita vera. Ci dobbiamo in verità domandare quanto veramente siamo padri e madri non solo di sangue, ma anche nell’educare e nella fede. E’ la domanda che il Risorto ci pone, è la domanda che lo Spirito ci pone ogni giorno perchè il nostro sia un ministero libero da ogni negativa influenza del mondo, capace di essere veramente adulto.
La Missione vocazionale che oggi iniziamo in comunità pone questo obiettivo: risvegliare il nostro modo di annunciare il Vangelo, lasciando che sia la Parola di Vita che è Gesù, il suo donare la Vita la vera strada per dare sapore alla nostra libertà. E’ il desiderio che mettiamo davanti perché si aprano nuove strade di vocazione per tutti noi, e strade di vita nuova per i nostri giovani.