Domenica 5 aprile • Pasqua nella Risurrezione del Signore
Vivi! Questo è l’invito del Risorto nel giorno di Pasqua: Vivi! Un invito che il Risorto rivolge anzitutto a Maria.
Maria non scappa dal sepolcro come Pietro e Giovanni, che tornano di corsa in città ad annunciare di avere trovato la tomba vuota. Maria rimane lì con lo sguardo fisso su quella tomba vuota, con le sue assenze, con occhi che vedono ancora le ferite inferte al Maestro, il suo dolore, la sua morte, e poi il nulla della tomba. Maria ha il coraggio di restare senza pretese, senza spiegazioni mielose, ha il coraggio di restare lì ferma con il suo dolore davanti alla tomba.
Neanche la dolce voce degli angeli giovani la distolgono da questo dolore. La domanda “Perché piangi?” sembra nemmeno sfiorarla. Lei rimane lì, non rimane stupita dalla visione che ha: Lei desidera solo il Maestro.
Ed è interessante il modo con la quale Gesù si rivela. Gesù si rivela con gradualità. Nel suo primo voltarsi verso Gesù Maria non lo riconosce, pensa di aver visto il giardiniere. Gesù però da un passo in più alla domanda degli angeli “Chi cerchi?”, domanda che desta la risposta della sua ricerca e, paradossalmente, della sua attesa: nel cuore di Maria non c’è solo tristezza, ma desiderio di rivedere il Signore, di rivedere però il suo corpo ferito e piagato.
E solo il nome pronunciato con dolcezza e con il suo tono di voce che ridesta Maria, che le apre gli occhi, capendo che ha davanti il Signore. Non più però il Gesù che aveva camminato con Lei, ma il Cristo. Ed è infatti interessante l’affermazione diretta di Gesù: non mi trattenere. Se consideri di aver vinto qualcuno da possedere hai sbagliato e non mi vedrai. Se invece avrai, uscirai portando questo lieto annuncio, io vivrò con Te e in Te. Questa è la forza del discepolo della Pasqua! Il lieto annuncio di vita nuova, della vita nuova del Cristo, della vita nuova del discepolo.
La risurrezione è quindi un nuovo modo di vedere Gesù, di vedere la sua presenza. Non come alcuni dicono una assenza perchè non lo vediamo e non lo sentiamo, ma una presenza viva, se però noi desideriamo voltarci verso di Lui, se ci lasciamo toccare il cuore da Colui che non smette mai di pronunciare con dolcezza il nostro nome, da Colui che desidera vederci veramente vivi! La tiepidezza che molti vivono non si può credere di vincere solo con un banale “miracolo di fede”. La tiepidezza si vince insieme, in una relazione a due, con un desiderio: quello di stare, di voltarsi verso le radici, e poi di partire! Questa è la Chiesa: è la testimonianza di colore che sono vivi, perché non si sono piegati al dolore e non sono rimasti fermi a nostalgie sterili. La Chiesa è la comunità dei vivi perché vive nella risurrezione, vive in quel lasciarsi destare dal Risorto a essere un segno di testimonianza e di vicinanza vera e docile a chi è ancora nel pianto o fermo alle freddezze delle nostre tombe.
Fatti avanti, vivi! Questo è il grido del Risorto: un grido che ci incoraggia a vivere la pienezza del nostro discepolo, un grido che ci invita a non tenere per noi la grazia di questi giorni, ma a saperli rendere un segno di luce continua negli ambienti della nostra vita quotidiana: sei tu questa luce, sei tu la luce della vita del Risorto. Chi vive di questa luce, come Maria, non desidera però false consolazioni o, peggio, sciocche vicinanze. Vive e dona un accompagnamento che desidera vedere il volto di Gesù, che desidera vivre il dono di quelle lacrime che rendono libera la nostra vita, che la rendono capace di riconoscere ciò che conta, ciò che è vero, ciò che è Vita! Chi ha incontrato il Risorto è un discepolo che dona vita, un discepolo che non ha paura di dire Ho visto il Signore.
Questa è la testimonianza e il frutto che dobbiamo donare alle nostre quotidianità, la testimonianza e il frutto che dice che siamo in cammino.
Ai cuori tiepidi il Risorto non smette di dire: vivi! Fatti avanti! Cristo è veramente risorto, fratelli e sorelle! Risorgiamo con Lui, usciamo dai nostri sepolcri, impariamo ad essere non tiepidi, ma discepoli della vita senza fine!