Sabato 4 aprile • Veglia Pasquale nella Risurrezione del Signore
Come ai Magi la stella, / a noi si fa guida nella notte la grande luce di Cristo risorto (Preconio Pasquale).
Nel mistero della Veglia pasquale che stiamo celebrando la luce è la protagonista. Così piccola, la luce del piccolo lume è entrata nella nostra Chiesa e lentamente nel canto del Preconio ha illuminato la colonna di fuoco, la fiamma della Parola e infine tutta la nostra assemblea.
La luce così piccola e insignificante rispetto al buio, eppure così capace di donare calore, forza, energia, solarità, gioia di vivere. Questo è il primo dono che Dio compie nella creazione deformata nelle tenebre. Questo è il dono che inizia a dare vita. Questo è il dono che inizia a distinguere le cose, a far capire come le differenze non sono minacce, ma risorse per il nostro cammino e per la nostra esistenza.
Gli uomini dell’alleanza hanno abbracciato la luce. Abramo ha creduto in Dio, nonostante la terribile richiesta di sacrificare il figlio Isacco per Lui. Mosè non ha esitato alla fine ad adempiere tutti i comandi di Dio per liberare il popolo dall’Egitto, dalla schiavitù, dal male. Isaia non ha esitato a donare parole di consolazione e di luce a un popolo che nella depressione dell’esilio rischiava di perdere ogni speranza e certezza di fede. Questi sono gli uomini di Dio: uomini che donano luce, perchè hanno accolto in sé la Luce.
La luce di stasera ci viene consegnata da un angelo giovane e pieno di folgore. Viene consegnata a tre donne, ultime tra le ultime, eppure davanti a Cristo le prime annunciatrici della sua Risurrezione, della vittoria di Dio sulla morte. Pensiamo alla Maddalena: ha vissuto una vita nelle tenebre dello scarto e del falso amore, poi ha incontrato Gesù e ha fatto lei stessa esperienza della perdita del vero amore, accompagnando il Maestro fino alla fine. Lei che ha vissuto cadute e risurrezioni è la discepola che annuncia a noi stasera la grazia che nella vita la risurrezione è possibile per tutti, che la luce del Risorto vince per sempre le nostre tenebre.
Quante resistenze mettiamo davanti sempre? Quante false e continue dicerie mettiamo davanti alla forza invece di chi ci invita stasera a non vivere una vita ferma, sterile, piatta, credendo che basta quello che abbiamo ricevuto, credendo che la nostra vita da principio è anziana e non chiamata alla giovinezza di Cristo? Questo è il cristiano? La Parola meditata ci dice come il vero discepolo è colui che invece pronto con la cinta ai fianchi a vivere la Vita nell’Amore di Gesù come una vera avventura, come vocazione.
Qualcuno di noi potrebbe dire che non è adeguato, che non ha fede, che è lontano dalla Chiesa. Scrive sant’Ambrogio:
“Si dèstino, non importa se è tardi, quanti si sono lasciati prendere dal sonno, e anche quanti hanno perduto Cristo. Cristo non si perde al punto ch’Egli non torni più indietro – purché lo si cerchi – ma fa ritorno verso coloro che vegliano e si mostra a coloro che si destano; anzi Egli a tutti è vicino, Lui che è sempre dappertutto, perché riempie ogni cosa”.
Quanti inviti di vita il Risorto ha già fatto alle nostre vite, e noi li abbiamo tralasciati. Nella rapida corsa di un’unica Notte Dio non smette di srotolare il rotolo delle nostre singole vite, non smette di credere che in esse posso sgorgare fonti d’acqua che zampillano per la vita eterna, non smette di credere che ciascuna di esse può diventare un segno di pace per il mondo intero, e non solo per quelli che mi conoscono o che vanno a genio a me. La luce del Risorto ci spinge ad essere missionari, ci spinge a vedere il vero volto della Chiesa capace di accogliere e abbracciare tutti e non alcuni. Perché è in questo abbraccio cattolico (e non di alcuni) che si rivelano anche strade belle e gioiose, che si rivelano testimonianze vere e autentiche, e non fittizie, che si rivela il vero volto di Cristo e non quello che alcuni vogliono trasmettere secondo le proprie idee.
La luce del Cero stasera ci interroga in verità su chi vogliamo essere, ma soprattuto Chi vogliamo seguire? Potremmo rimanere paralizzati come le guardie, che non si muovevano più dalla paura per quell’angelo giovane. Ma potremmo anche essere come le donne, desiderosi di ardere per la missione, per una gioia vera, per una gioia di pace, per una gioia che è Luce, che è libertà vera, respiro di vita. E’ in questa gioia che allora possiamo portare in noi e a tutti il vero grido che ci libera e ci salva, il vero grido che ci rende autentici testimoni: Χριστός Ανέστη; Cristo è risorto!