Venerdì 3 aprile • Celebrazione della Passione e Morte del Signore

Che cosa ci puoi raccontare legno della croce? Cosa puoi dire ancora oggi a noi?

Perché siete ancora così violenti, così desiderosi di male? Perché continuate a non amarvi, a non stimarvi, a non considerarvi fratelli? Perché fate finta di niente e continuate a cercare novità rispetto all’Uomo che quel giorno si è fatto carico della mia pesantezza, mentre io mi mi facevo carico del suo sangue, delle sue piaghe, del suo lamento, del suo pianto?

Nella scena della Passione e della morte di Gesù sembra che tutto il male si rivela. Il male dei potenti, incapaci di una autentica giustizia. Il male del popolo che vede in Gesù l’assolutizzazione del male. Il male dei religiosi, che per vanità rinnegano ogni verità di Lui. Il male dei soldati, che invece dell’ordine infieriscono ancora di più su un innocente. Il male addirittura di chi è condannato come Lui, prendendosi beffa delle sue Parole di salvezza. Il male della politica che guarda solo a interessi privati e di consenso, il male sociale del nostro tempo che assolutizza il male in alcuni colpevoli del momento, il male dei religiosi che abusano della loro autorevolezza, il male nell’uso della forza da parte di chi dovrebbe tenere l’ordine pubblico, il male dei carcerati: ieri come oggi il male continua a dirci che noi uomini possiamo lasciarci sfigurare da lui, che noi uomini possiamo abbracciare la vocazione alla morte e morire.


Perchè legno della croce sei così scandaloso e fastidioso per i nostri tempi?

Perchè sia ieri che oggi porto con me l’Uomo che narra all’umanità la sua vera vocazione filiale, la sua vera vocazione umana: Gesù Cristo. Gesù continua a vivere la sua vocazione fino alla fine. Subisce, si piega, è ferito, schernito, insultato, percosso, appesantito dai dolori fisici e psichici… in tutto questo male interiore Gesù non perde lo sguardo sul Padre, su quel Padre che non può abbandonare a questa assurdità il Figlio amato. Gesù non si lascia depredare la sua nobile dignità: rifiuta vini drogati, rifiuta l’aceto anestetizzante, abbraccia invece fino in fondo la sua identità, non la baratta per la pochezza e per la nullità. Questo è l’uomo della croce: l’uomo che difende fino in fondo la verità della sua missione e della sua identità.


L’uomo della croce ieri come oggi fa paura, dice il legno della croce.

Fa paura ai potenti della Terra perchè li inchioda alle responsabilità non corrisposte. Fa paura anche a noi, perchè in quel suo soffrire ci richiama ai nostri tradimenti, come il tintinnio delle trenta monete d’argento che Giuda nella disperazione getta davanti ai sacerdoti. Anche noi tante volte rinneghiamo di conoscerti, di averti incontrato, rinneghiamo la nostra identità, le nostre radici, ma soprattutto la storia di amore che Tu ogni giorno con il tuo sangue ci hai donato per Amore della verità.


Tuttavia, soggiunge il legno della croce, non tutti gli uomini sono così.

Quel giorno un uomo di Cirene nel vederlo portare la croce con quella forza che non poteva venire da un fisico così debilitato, rimase stupito della sua fede. Un centurione straniero vedendolo morire così esclamò addirittura una formula di fede a lui sconosciuta: quest’uomo è Figlio di Dio. Tombe e sepolcri si aprirono alla sua morte, mentre il velo del tempio si squarciò. E quelle donne che lo avevano da sempre seguito, compresa sua Madre e il discepolo che amava erano lì con Lui. Ancora oggi ci sono uomini e donne che si fanno carico di tante sofferenze o che vivono tante sofferenze e vedono nell’uomo della croce e nei Cirenei una luce di fede e di speranza. Ancora oggi ci sono stranieri che rimangono basiti dell’amore con la quale i discepoli del Signore donano la loro vita per tutti, senza distinzioni. Ancora oggi tante persone considerate escluse e ai margini trovano nella loro croce non una fine, ma un inizio di redenzione, una porta aperta a una nuova vita. Ancora oggi tanti genitori, nonni, educatori credono in quel Signore che da la forza alla loro vocazione anche nella prova e nel dolore, come tante persone che conosciamo.


E allora, legno della croce, quale messaggio ci puoi lasciare in questo venerdì santo?

Continuate a guardare l’Uomo che io porto con me, continuate a portarmi nelle vostre case, nei vostri luoghi di lavoro, nei luoghi della vostra vita, nel vostro cuore. Continuate a guardare l’abbassamento di Dio, ed effondete davanti a lui i vostri cuori; umiliatevi per essere da lui esaltati. Quindi non tenetevi nulla di voi stessi, affinché interamente vi accolga Colui che tutto si dà a voi (FF221). E nel suo abbraccio siate capaci della verità delle vostre storie, delle vostre vite, delle vostre vocazioni. Perché è solo nella verità che risplende la carità, nella verità si costruisce la vera pace.