Una Settimana Santa per riscoprire l’amore autentico.

La Settimana Santa ci riporta a una domanda fondamentale e unica: cosa significa amare? La Settimana Santa, con il suo sconcerto drammatico, ci riporta a una domanda ancora più forte: stiamo veramente amando?


Rischiamo di essere un po’ come le autorità del tempio che si domandano se Gesù verrà alla festa. E intanto loro non si smuovono dalla loro scelta di ucciderlo, di eliminarlo, e con lui anche i suoi seguaci. Il nostro mondo ha trasformato questa settimana in una settimana banale, sotto il ricatto di molteplici proposte. E davanti a tutti i ricatti la nostra banalità: crediamo veramente che far fare tutto ai nostri figli e ragazzi è amore? Questo è amore? Concedere tutto a loro fin da piccoli è un gesto d’amore?


Mi chiedo se sappiamo che cosa sono i gesti d’amore. E me lo chiedo guardando anche con tristezza i tanti no che ho ricevuto in questi giorni per il segno della lavanda dei piedi. Mi vergogno, sono timido, sono imbarazzato… ma quanto ti lasci amare da Dio? Quanto la tua vita vive di veri gesti d’amore?


La Settimana autentica inizia con un gesto estremo di amore: Maria versa una quantità di nardo spropositata sui piedi di Gesù, il cui valore è dieci volte il valore per cui Gesù è stato venduto da Giuda. Guardate la differenza e l’occhio di Maria e di Giuda. Giuda un traditore pessimo, Maria ha l’occhio dell’amore, di quell’amore che narra e dice quanto ha ricevuto da Cristo e quanto con poco (sì con poco) può ricambiare. In quel poco, però, Gesù vede un segno divino e in quel segno Gesù vede il gesto più umano, più umile, più semplice che potrà donare: la lavanda dei piedi, il gesto del servire, il gesto di chi desidera lasciarsi donare la vita.


Questo è il punto: quanto siamo disposti veramente a vivere la vita vera di Cristo? La vita che narra la verità dell’uomo, la vita che invita l’uomo a una autentica conversione nel cammino. Cristo entra e desidera entrare nelle nostre vite non tra ali di folla e di clamore, ma con umiltà, come segno di pace vera. E quale pace vera noi abbiamo bisogno? La pace di una felicità vera che ci ricordi la vocazione che abbiamo ricevuto e il rispetto pieno delle altre vocazioni, imparando ad essere veramente Chiesa. Tutti vogliamo insegnare, dare contributi, ma forse tutti con un saggio bagno di umiltà, dobbiamo tornare nelle nostre case e domandarci: ma io sto insegnando veramente cosa è l’amore? Sto insegnando veramente l’amore di Gesù Cristo con le scelte che compio? Perchè un eterno assenso a tutto può essere veramente una via di felicità?


Questa Settimana Santa inizia così: con il richiamo forte e serio ad essere adulti tutti nella fede e non solo. E ce lo testimoniano anche adulti veri vicini a noi, tra cui la professoressa Chiara Mocchi, accoltellata qualche giorno fa da un suo studente. Nella sua lettera, che invito a leggere, trovo vere espressioni pasquali e di speranza: in lei sento la forza della vera vocazione che non si lascia schiacciare dal mondo e dalle sue follie oscure, ma che, nel Signore, nell’uomo dei dolori, trova la forza per tornare a insegnare e per infondere parole vere e di speranza ai giovani. Forse è questo di cui abbiamo bisogno: di tornare a lasciarci donare la vita da Colui che è la vita, da Colui che muore per distruggere tutto il male e la falsità che ci distanziano da Lui. E nel respirare il profumo della vita, tornare a una seria comprensione delle nostre vocazioni.