Domenica 1 marzo 2026 • II Domenica di Quaresima
Paolo nella lettera agli Efesini invoca il dono dello spirito di sapienza e di rivelazione perché aiuti la comunità cristiana di Efeso a comprendere con un cuore illuminato a quale speranza il Padre in Cristo Gesù li abbia chiamati. Quale è questa speranza a cui Dio ci ha chiamato in Gesù? Quello di vedere il suo volto.
Se da una parte ascoltiamo nel libro dell’Esodo la paura del popolo a guardare Dio faccia a faccia, assumendosi quindi l’onere gravoso di corrispondere pienamente alla Legge e ai suoi precetti, dall’altra vediamo il risultato della Legge nel cuore della povera donna di Samaria. Una donna talmente appesantita dalle prescrizioni severe della legge che nell’ora più calda della giornata si reca al pozzo della alleanza, per non essere vista da nessuno. Quanti fratelli e sorelle vivono così la loro fede, con questa falsa e pesante immagine di un Dio giudice severo e di una Chiesa matrigna!
Ed è in uno dei suoi faticosi mezzogiorni al pozzo che la donna samaritana si imbatte in un uomo straniero che ha sete. Di cosa ha sete Gesù? Solo di acqua? No, ha sete e desiderio che la donna torni a fissare il suo sguardo e la sua vita nei suoi occhi, negli occhi di Dio. Paradossalmente ci troviamo davanti a una scena di corteggiamento, una scena dove Dio cerca ed è disposto per placare la sete di amore della donna addirittura a donargli una fonte di acqua che zampilla per la vita eterna. Per sé stesso Gesù chiede una goccia, per la donna è disposto a donargli una fonte: che paradosso!
E’ però in questo eccesso di amore che la donna si apre alla verità di quello che è Lei e in questa verità si apre ad accogliere pienamente Gesù, il suo sguardo che sì conduce alla verità della vita e di quello che siamo e vogliamo essere, ma con amore! Questa è la forza della Parola! Non il dovere, ma la dolcezza che prende per mano, solleva e accompagna, donando il vero volto di Dio e il suo desiderio: la nostra autentica felicità!
Questo fa Dio in Gesù e questo fa Dio in ciascuno di noi: non mette fardelli pesanti, apre il cuore alla vera libertà di amare e di lasciarsi amare nelle nostre povertà, perchè da esse possano sgorgare nuove strade e testimonianze di amore. Questo è lo sguardo del cristiano, lo sguardo di chi dona la speranza che è Cristo lasciandosi guardare lui per primo dal suo sguardo di amore, dal suo sguardo capace di una nuova creazione. Sguardo di misericordia, sguardo di pace, sguardo di vita vera! Ed è la luce di questo sguardo che noi siamo chiamati a portare come Vangelo di vita a tutti!