I presidenti delle Conferenze Episcopali italiana, tedesca, francese, polacca
“È bello diventare pellegrini di speranza. Ed è bello continuare ad esserlo, insieme!”.
Questo è l’invito che Papa Leone XIV, a conclusione del Giubileo della Speranza, ha rivolto a tutte le nostre Chiese affinché il tempo che si apre sia “l’inizio della speranza”. Come presidenti di Conferenze Episcopali Europee, sentiamo la responsabilità di accogliere l’invito del Papa e di condividerlo. Viviamo in un mondo lacerato e polarizzato da guerre e violenza. Molti nostri concittadini sono angosciati e disorientati. L’ordine internazionale è minacciato. In questa situazione, l’Europa deve riscoprire la sua anima per poter offrire al mondo intero il suo indispensabile apporto al “bene comune”. Potremo farlo riflettendo su ciò che ha contribuito a fondare l’Europa (…).
Oggi viviamo in un’Europa pluralistica, caratterizzata da diversità linguistiche, differenze culturali regionali e numerose tradizioni religiose e spirituali.
Sebbene i cristiani siano meno numerosi, ciò non impedisce loro di tornare, con coraggio e perseveranza, al fondamento della loro speranza (…).
L’Europa non può essere ridotta a un mercato economico e finanziario, pena il tradimento della visione iniziale dei suoi padri fondatori (…). L’Europa è chiamata a ricercare alleanze che gettino le basi per un’autentica solidarietà tra i popoli (…).
Il mondo ha bisogno dell’Europa. È questa l’urgenza che i cristiani devono far propria per potersi poi impegnare con decisione, ovunque si trovino, per il suo futuro con la stessa viva consapevolezza dei padri fondatori.
“Vissuta come impegno disinteressato al servizio della città, al servizio dell’uomo, la politica può diventare un impegno d’amore verso il proprio simile”,
spiegava Robert Schuman.
In nome della loro fede, i cristiani sono chiamati a condividere con tutti gli abitanti del continente europeo la loro speranza di una fraternità universale.