Una vita lunga, semplice e fedele nel solco di Don Bosco
Se la predica più bella è la vita, diventa complicato fare una predica su 102, 11 anni di vita. Non resta che guardare l’indice e anche questo neanche tutto. Tra i presenti, molti – me compreso – hanno potuto incontrare e conoscere don Lino per avere fatto un pezzo di strada con lui nel cammino della vita. Una vita, la sua, oltre che lunga anche movimentata dall’obbedienza e dagli incarichi ricevuti: insegnante, catechista, direttore e infine confessore.
Se questi sono tutti “lavori” tipici della vita salesiana, di suo ci aggiungeva altri lavori imparati nella vita in campagna secondo il ciclo delle stagioni. E così la gente lo vedeva, cappellino in testa, a ramazzare le foglie sul sagrato della chiesa o nei cortili. Si può pensare che anche questo servizio svolto liberamente avrà fatto molto bene alla sua salute. E allora proviamo anche noi.
Diventa salesiano perché il parroco del paese ha fatto sentire ai ragazzi in chiesa la radiocronaca della canonizzazione di Don Bosco. Una traccia di questa scelta la racconta in una pagina che scrive tanti anni dopo.
Merita di essere ascoltata per la sua semplicità e chiarezza da prof di lettere.
1 aprile 1934: in quel giorno venne canonizzato Don Bosco da Papa Pio XI. Avevo 11 anni, questo è il ricordo: Era il giorno di Pasqua. Finita la messa cantata, il parroco don Luigi Masera ha trattenuto in chiesa noi ragazzi, con nostra sorpresa, ha messo sulla balaustra una grossa radio (allora erano così le prime radio) e ci ha fatto sentire quello che avveniva a Roma per fare santo Don Bosco. Ricordo che sentivamo la voce del Papa e i canti. Non ricordo i contenuti. Comunque eravamo consapevoli che succedeva qualcosa di bello e grande. Nel pomeriggio un'altra sorpresa per noi ragazzi. Nelle feste solenni c'erano i Vespri ma non la predica della dottrina. Quella volta invece il parroco ha fatto la predica, parlando di Don Bosco. È stato il mio primo ricordo di Lui.
Risale a qualche giorno prima un altro ricordo, più personale:
Era il 19 marzo 1934, quel giorno una bella giornata che non dimentico, ho passato la prima giornata in una casa salesiana, a Milano, in Via Copernico.
Tre cose mi sono rimaste impresse:
1 - La banda che suonava sotto il portico
2 - la Messa solenne, o meglio i tanti chierichetti, con in mano delle torce accese....
3 - il pranzo nel refettorio che stava sotto la chiesa
E sempre per lo stesso anno 1934 aggiunge:
Era su finire del mese di luglio del 1934, il cardinale di Milano Ildefonso Schuster era in visita pastorale a Oltrona. Il parroco don Masera mi ha presentato al cardinale, davanti a tutti, come aspirante a diventare Salesiano. Lui contento e sorridente, mi ha stretto la mano e mi ha benedetto. Non ricordo se e cosa mi abbia detto.
Per iniziare gli studi va a Chiari – San Bernardino dove passa le ricreazioni in compagnia di don Elia Comini; è così che lo ricordava don Piero Bettinzoli.
Il percorso di vita salesiana prosegue entrando in noviziato il 1° settembre 1939, una data storica molto importante perché sui libri è scritto che proprio quel giorno inizia la Seconda Guerra Mondiale.
Questo il suo ricordo che anticipa e prepara l’entrata in noviziato:
Il giorno dopo sono partito per Sondrio (in tram fino ad Albate accompagnato dal mio futuro cognato Isidoro, e poi in treno da solo). A Sondrio mi aspettavano i miei compagni, per un mese di vacanza, prima di incominciare il Noviziato nella casa di Montodine.
Della fine degli Anni Quaranta sono gli studi di Teologia con l’ordinazione sacerdotale nel duomo di Milano fatta dal Cardinale Schuster, per il quale avrà sempre una devozione speciale, il 2 giugno 1950 – Anno Santo. Chiede che questa data lasci un ricordo nel paese, facendo costruire una piccola cappella dedicata a Maria Ausiliatrice, ancora oggi curata con attenzione e amore dalla gente e davanti alla quale si sono fermate per una preghiera molte centinaia di persone nel 75 anni trascorsi.
Negli stessi anni conclude anche il percorso universitario a Bologna con la laurea in lettere che segna l’inizio della sua vita da insegnante in diverse Case dell’Ispettoria. Come tutti i salesiani che lavorano in questa impresa educativa non facile, può incontrare molti ragazzi e le loro famiglie. Con i giovani non solo “fa scuola” insegnando cose, ma “fa educazione” con tante iniziative e attività che coprono anche il periodo estivo, ma non solo. Un classico era, per esempio, il viaggio (non gita!) a Roma in terza media. Ma più famose erano le camminate in montagna a Pré St. Didier e a Precasaglio – accompagnate da sospiri e sofferenze di chi se le ricorda ancora come fatiche. E la fatica, a volte chiamata giustamente anche sacrificio, la sentiva certamente anche lui, ma non la dava sa vedere, perché è la fatica, il sacrificio, che solo può portare sempre più in alto una persona, fino alla cima dell’ultima montagna, la montagna santa dove Dio aspetta la conclusione del nostro viaggio.
E tutto questo senza naturalmente trascurare il ministero sacerdotale, che comprendeva l’animazione giornaliera dei ragazzi, la cura dei sacramenti della vita quotidiana (Confessione e Comunione), soprattutto in vista della preparazione alle grandi feste nel ritmo dell’anno liturgico.
Per anni, ogni domenica e festa, da Treviglio andava in una parrocchia a Melzo dove celebrava e confessava. Cosa che faceva regolarmente anche a Pré.
E ci teneva molto alla bella riuscita delle celebrazioni pubbliche, curate anche negli addobbi che arricchivano la festa, come lo scampanio in sintonia con i vari tempi liturgici e solennità o l’illuminazione con i flambeaux – una attenzione dedicata in modo particolare alla Madonna.
A questo proposito, fino agli ultimi mesi, ha insistito per far inserire nelle litanie l’invocazione alla Madonna Addolorata, tenendo conto che Maria è già lì presente come “Causa della nostra letizia”. Chissà se il futuro darà una risposta a questo suo desiderio.
Poi c’è un santo del quale don Lino era particolarmente devoto, forse perché se lo sentiva più in sintonia spirituale di altri: San Francesco di Sales. Lo aveva “studiato” molto bene e aveva scritto diversi appunti per poter avere sott’occhio una “guida” alla quale ricorrere sempre, da bravo scolaro. Ecco ancora un suo appunto:
Qualche volta mi viene da pensare che faccio parte della generazione dei salesiani venuta su con la canonizzazione di Don Bosco, di santa Maria Domenica Mazzarello e di San Domenico Savio. Questi nostri santi ci hanno indicato una buona strada da percorrere nella vita.
Grazie Don Bosco, di questi segni della tua benevolenza per me e anche della tua pazienza con me.
Negli ultimi anni si lamentava un po’ per la vista che si spegneva sempre più e che ogni tanto gli provocava delle cadute anche per strada, dalle quali si è sempre rialzato da solo. Per questo le raccontava, così che quando avevo l’occasione di accompagnarlo controllavo che in Piazza 1° maggio prendesse il bus 700 in sicurezza.
Ma adesso noi speriamo che abbia ripreso in pieno a vederci bene, anzi a vedere bene il Signore che ha servito con fede e amore per così tanto tempo. Viene bene l’ultima strofa dell’inno Adoro Te devote, un po’ ritoccata per l’occasione: O Gesù, prego che avvenga ciò che tanto desidero: ti ho sempre visto sotto il velo del pane, ma ora ti ammiro e contemplo il tuo volto rivelato. Fa’ che nella tua visione io sia beato della tua gloria. Amen.