Domenica 30 marzo 2025 • IV Domenica di Quaresima
Un po’ di terra, della saliva, del fango, un po’ d’acqua… ed ecco gli occhi dell’uomo che da sempre mendicava si aprono… e cosa vedono? Un uomo cieco fin dalla nascita si aspetterebbe accoglienza, bontà, desiderio di sentirsi amato, o meglio di scoprire l’amore che non ha mai visto.
E invece a farla da padrona in questo vangelo sembra solo la curiosità su come è accaduto questo miracolo e soprattutto su chi è Colui che l’ha compiuto (e per 7 volte la scena si ripete). “Chi è questo Gesù?” si domandano i farisei, desiderosi solo di trovare norme per cui accusarlo. Non solo. Nel momento in cui si tratta di difendere il figlio, i genitori di quest’uomo per paura lo abbandonano a questo tribunale ingiusto.
Davanti a queste scene probabilmente la maggior parte di noi si sarebbe abbandonato allo sconforto e al lamento. E, invece, in questo vangelo, è interessante cosa si muove. Il cieco, nonostante le accuse, sembra come illuminato nel cuore da una forza che lo invita a non mollare, a sperare, a cercare di capire veramente chi è questo Gesù che spontaneamente lo ha guarito. Nella notte dei cuori di chi lo usa come capo di imputazione per una falsa accusa, il cieco invece è dentro a un’alba nuova, un cielo nuovo, pieno di vita. Un cielo nuovo rifiutato e non voluto da chi vorrebbe imprigionare Dio nelle norme assertive. Un cielo che invece il cieco assapora fino a vederlo con i suoi occhi, quando Gesù gli fa quella domanda di fede che porterà il cieco a dire “Credo Signore”.
Siamo fatti di cielo e di terra e in questo nostro pellegrinaggio a questo siamo chiamati: a riscoprire il giorno che brilla in noi e che vince le nostre notti fatte di rassegnazione, di tristezza, fatte di abbandono al male. In questa quarta domenica di Quaresima impariamo quindi a fidarci della forza dello Spirito, il Signore che da la vita. Credere nello Spirito vuol dire credere in quella forza che ha portato il cieco a essere libero di credere in Gesù, che ha portato Mosè a non avere paura di guidare un popolo testardo e lamentoso, quella forza che ha portato Paolo a non smettere di indossare quell’elmo della speranza della fede che vince i vuoti ragionamenti della ragione che non vive nella logica di Dio. Credere nello Spirito vuol dire credere nel giorno che è la nostra vita, riscoprire ogni giorno come siamo davanti agli occhi di Dio una luce unica e preziosa, se però lasciamo che la sua Luce riscaldi il nostro cuore e le nostre distanze.
Riscoprire Gesù vuol dire riscoprire la promessa di vita in cui Lui crede, la promessa di vita iscritta in noi. Credere in questa promessa, come il cieco, vuol dire non avere paura di camminare e di abbracciare la speranza che va incontro ad ogni uomo che cerca la verità: Cristo Gesù. E in questa speranza che sentiamo l’amore vero, l’amore che sostiene il cammino, l’amore che ci invita mai alla tenebra della rassegnazione, ma a credere alla luce che possiamo e siamo con il Signore, la luce che opera in noi una nuova creazione, rendendoci sentinelle di una nuova alba, di un nuovo tempo, di grazia e di speranza! E questo tempo sei tu, con la tua vita! Un tempo di grazia, un tempo per amore, un tempo per essere in Cristo luce del mondo!