Ri-conoscere

Su ali d'aquila

Domenica 23 marzo 2025 • III Domenica di Quaresima


Siamo veramente liberi? Se a prima vista questa domanda può sembraci banale, non lo è. Quante volte ci sentiamo giudicati da noi stessi, vivendo continuamente i confronti con gli altri? Quante volte abbiamo paura e timore del politicamente corretto? Quante volte diciamo con una gioia vera il nostro essere cristiani? Il cardinale Sarah dice chiaramente in un suo libro come noi occidentali che ci proclamiamo i paladini della libertà vera e democratica, alla fine non siamo liberi, perché non rispettiamo quello che siamo, la nostra fede, le nostre radici. C’è più libertà nell’abbracciare la propria fede in quelle terre che noi definiamo oppresse (e lo sono da un modo di concepire politicamente la religione) piuttosto che tra noi, dove rischiamo di vivere la fede come una forma, e non come una radice importante che dice chi sono, fino al punto di dare la mia vita.

Della vita dei santi, alla fine, cosa ci colpisce? La libertà! La libertà di credere in ciò che gli ha cambiato la vita, in ciò che dato originalità al loro essere uomini e donne, cioè l’incontro con Gesù, l’atteso, il profeta, la nostra salvezza. La salvezza è proprio riscoprire il sapore vero della libertà, di una libertà che non accetta continuamente compromessi, di una libertà che difende e dice quello che siamo. Gesù non impone quindi uno schema: i santi sono originali, ognuno. Gesù ci dona, invece, uno stile per professare la nostra fede. Lo stile di chi in Dio non riconosce una schiavitù, una norma a cui sottomettersi, ma il senso di quello che siamo e di quello che possiamo in lui essere: uomini e donne della vita e non della morte.

Quel giorno a Gerusalemme Gesù si è trovato di fronte a uomini legati alla logica della morte, a una logica di forma, non di vita. Si proclamano figli di Abramo, ma Abramo è stato veramente un uomo libero, perché non si è fermato e non si è opposto a Dio con le sue convinzioni. Abramo è il nomade che per letto ha la sabbia del deserto, sulla testa ha il tetto del cielo, e come recinto l’orizzonte. Libero di partire dalla sua terra, di fare qualcosa che prima era impensabile, pronto a mettersi in viaggio verso l’ignoto dietro a una promessa (Ermes Ronchi). E la promessa a cui Abramo è andato dietro è il volto e il nome di colui che si è fatto uomo per conduci alla vera libertà, alla vera salvezza: Gesù.

Gli uomini liberi non desiderano mai la morte del fratello, desiderano la sua vita, desiderano la sua salvezza. Gli uomini liberi non lasciano i fratelli feriti nella sofferenza, fanno come Gesù: credono che tutto può ricominciare, che tutto cambia nel ri-conoscere la vera via della vita che è la verità. Gli uomini liberi ascoltano la verità che è la Parola che è Gesù, colui che i è fatto uomo, per la nostra salvezza! E’ il suo donarsi, come ricorda Paolo nella lettera ai Romani, che diventa la Parola che dona vita nuova, che dona una speranza nuova: la speranza che la morte non è l’ultima parola, che sempre la vita vince sulla morte! Ed è questa speranza che ci rende liberi, che ci rende vivi, che ci rende pellegrini di vita!
 

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