Domenica 5 gennaio 2025 • Domenica nell'Ottava del Natale del Signore
Lode, stupore, meraviglia: sono queste le emozioni che Luca descrive nel vangelo che abbiamo appena ascoltato. Le stesse emozioni dei pastori e della gente, diventano le emozioni del quotidiano di Nazareth di fronte a Gesù. Gesù, un uomo di Nazareth come tanti, eppure con una sapienza così diversa dagli altri e con una fama per i suoi segni che cresce giorno dopo giorno.
E’ nel solito quotidiano del sabato che lo stesso Gesù si lascia meravigliare dalla Parola che il Padre gli consegna. La Parola di Isaia rivela la sua missione: la missione del consacrato del Signore, dell’unto da Dio chiamato a risvegliare la pienezza della libertà dell’uomo. Questo è il dono della grazia: il sapore autentico della libertà. Mentre molte volte intendiamo la libertà come un esercizio di fare quello che vogliamo, la libertà che ci consegna Gesù è accompagnata e amata da quello Spirito che consacrando il Figlio consacra anche noi nel suo Amore. E’ nell’eccomi di Gesù che risplende la nostra salvezza, risplende la grazia che rende ogni anno un anno di grazia del Signore.
Come sperimentare allora questa grazia? Il Vangelo ci ha suggerito l’atteggiamento della lode e dello stupore, atteggiamenti da saper vivere nel quotidiano e in esso imparare a rileggerli alla luce della Parola. La Parola della Sapienza che non ha voluta stare nei cieli e sulle onde del mare, ma ha voluto porre la sua tenda nel cuore dell’uomo. Dio crede in noi, crede nella potenzialità del cuore dell’uomo. In Gesù si compie l’invito a tenere fisso lo sguardo su Gerusalemme, ma non più su un edificio, il tempio, ma sul luogo più terribile per il popolo di Israele, il luogo del Cranio, luogo di esecuzioni e di pene di morte. E’ questo il nuovo centro di Gerusalemme, il centro dove si rivela fino a che punto Dio ha amato e ama la nostra umanità. Il Figlio del falegname muore su quel legno che lui stesso lavora, dona tutta la sua divinità per amore della nostra umanità.
Guardando al mistero di Dio, quindi, Paolo ci esorta a saper scegliere quale sapore dare alla nostra libertà. Possiamo rimanere sterili nel materialismo di ogni tempo, possiamo rimanere immobili nelle nostre povere convinzioni. Oppure imparare l’arte dello Spirito, l’arte di chi non smette mai di lasciarsi provocare da quel Signore che continua a donarci nella vita di tutti i giorni i tratti della sua divinità, ma soprattutto della sua presenza che dona speranza e fortezza al nostro cammino. E scopriremo quanta grazia, quanta presenza dell’amore di Dio le nostre vite hanno e noi magari molte volte le banalizziamo, le mettiamo da parte, ci lasciamo sopraffare dalla negatività e dalla critica.
Imparare a essere anche noi segni di speranza, in quanto unti nell’amore di Cristo: questa è la grazia che invochiamo in questi primi giorni del nuovo anno, perché la Speranza che ha preso dimora nella nostra umanità sia sorgente per un cammino di vera e autentica conversione del cuore e di apertura verso le mete vocazionali e di vita che il Signore ci chiede di vivere!