Giovanni 8,31-59
1. L'ascolto di Dio, tipico del credente
La prima lettura si apre con l’accorato invito di Dio a Israele e anche a tutti noi: Ascolta.
Nella Scrittura il vero orante è Dio, che prega spesso l’uomo di ascoltarlo per un’esistenza di pace.
Il contenuto delle osservazioni divine all’uomo (la sua Parola)
indica una differenza che deve caratterizzare chi lo segue, rispetto agli altri popoli.
Anche tutto il Nuovo Testamento specifica la ‘differenza cristiana’
rispetto a chi non crede o è di altra religione.
Un bell’esempio di questa ‘differenza’ ci viene dal II secolo, la ‘lettera a Diogneto’ di autore anonimo.
Ecco un brano significativo: “I cristiani non si differenziano dagli altri uomini né per territorio,
né per il modo di parlare, né per la foggia dei loro vestiti. Infatti, non abitano in città particolari,
non usano qualche strano linguaggio, e non adottano uno speciale modo di vivere.
Questa dottrina che essi seguono non l’hanno inventata loro in seguito a riflessione e ricerca
di uomini che amavano le novità, né essi si appoggiano, come certuni, su un sistema filosofico
umano. Risiedono in città sia greche che barbare, così come capita, e pur seguendo nel modo
di vestirsi, nel modo di mangiare e nel resto della vita i costumi del luogo, si propongono
una forma di vita meravigliosa e, come tutti hanno ammesso, incredibile. Abitano ognuno
nella propria patria, ma come fossero stranieri; rispettano e adempiono tutti i doveri dei cittadini,
e si sobbarcano tutti gli oneri come fossero stranieri; ogni regione straniera è la loro patria,
eppure ogni patria per essi è terra straniera. Come tutti gli altri uomini si sposano ed hanno figli,
ma non ripudiano i loro bambini. Vivono nella carne, ma non secondo la carne.”.
2. La fede esemplare di Abramo
Il Vangelo di Giovanni ci mostra come sia possibile che persone affascinate da Gesù
(“giudei che gli avevano creduto”), passino velocemente all’ostilità nei suoi confronti.
Questo perché l’aspetto nazionalistico (“siamo figli di Abramo”) prevale sulla fede in Gesù
che solo ha conosciuto il Padre e da lui è inviato.
Anche nel brano evangelico troviamo in sintesi quella che abbiamo chiamato “differenza cristiana”.
I discepoli di Gesù ‘rimangono’ nella sua Parola,
cioè si fidano di lui, accolgono volentieri nel cuore il suo messaggio.
E’ questo che li rende, ci rende veri discepoli, permettendoci di conoscere la buona notizia
sul mondo, sul nostro mondo, su di noi: l’ultima parola non è la morte biologica.
Per l’umanità v’è un piano buono di Dio, ma inevitabilmente condizionato dalla libertà umana.
La libertà non è semplicemente fare quello che si vuole,
e neanche esercitare il libero arbitrio senza condizionamenti, questo è il primo passo positivo.
Libertà è quando si è capaci di liberarsi da se stessi, per aprirsi a forme concrete di fraternità,
di fedeltà al vivere comune, rispettandone le regole, non accontentandosi di rivendicare diritti,
ma assumendo anche gli oneri, i doveri conseguenti.
Quello che dice Gesù non è una verità che si impone con la forza,
come fecero le ideologie del secolo scorso,
ma è un fascino che promana da una vita umana buona, bella e felice, come la sua.
Egli ha affrontato anche una dura morte, in età giovanile, con grande turbamento,
ma con la consapevolezza che questo dono all’umanità l’avrebbe redenta;
inoltre sarebbe stato di sprone per molti e ribellarsi all’oppressione di una vita
vissuta nella rapacità e nell’ostilità verso i fratelli e le sorelle in umanità.
Per questo Gesù ha avuto anche una vita felice nonostante tutto.
La stessa proposta è fatta a noi, laddove Gesù stesso ci pone di fronte la figura di Abramo,
quale modello di fede integrale (non integralista);
infatti, egli ha dedicato lo spazio (la terra) e il tempo (suo figlio Isacco) a Dio,
cioè le due coordinate su cui si muove la vita di tutti noi.